Imparare il Wing Chun a Torino. Come allenarsi e cosa studiare.

Nell'immaginario collettivo il Wing Chun è fatto di passo avanti e pugni a catena. Noi a Torino ci alleniamo diversamente.

sparring wing chun torino

A Torino il wing chun non è molto diffuso e quindi purtroppo non si ha modo di confrontarsi per crescere, ma questo in fondo è anche un bene perché i programmi in Italia, a mio parere, lasciano molto a desiderare.

Quando presi la decisione di aprire il corso in via Vicenza 16 a Torino, i miei compagni di allenamento mi dissero: “ma cosa insegni? chisao, latsao, le forme?”. La risposta fu: “prima di tutto concetti”.

Nell’immaginario collettivo il wing chun è fatto di passi, pugni a catena, stopkick, chisao, latsao, siu nim tao e chum kiu (perché alle altre forme non ci arriva praticamente nessuno), poi in mezzo ci mettiamo la difesa personale et voilà, abbiamo tirato fuori il programma.

Nella maggior parte delle federazioni si va avanti come treni con il passo freccia e rullando pugni (nel 90% dei casi scarichi e inutili), poi si fa latsao e chisao senza avere la minima idea di come questi si collochino nel contesto reale (quindi cosa li facciamo a fare?).

Questo secondo molti è il wing chun. Io sinceramente non la penso così, quindi alla domanda “ma cosa insegni?” la risposta è “prima di tutto concetti”. Lascio agli altri questi programmi, nel mio corso ci tengo che chi si allena ci capisca qualcosa.

Cosa me ne faccio di tecniche avanzate e sezioni di chisao che affinano il movimento al millimetro se non ho minimamente la concezione di tempo e spazio? A cosa mi servono tansao, bongsao e paksao se non so nemmeno come si costruisce una guardia?

Il combattimento e la difesa personale sono fatti di gestione della distanza, timing, copertura, si deve lavorare per concetti e principi strategici. Non si può stabilire che ad attacco X si risponde con tansao e ad attacco Y con bongsao, uno schema di allenamento è una cosa, renderlo IL METODO è un’altra cosa.
Chi vi aggredisce vi travolge come un bisonte, non penserete davvero di fermarlo con un morbido tansao-pugno?

Il passo classico in avanzamento della chum kiu è un fondamentale, impariamolo e alleniamolo, ma non è l’unico modo di muoversi, gli spostamenti sono fondamentali per tutte le arti marziali ma non ci si muove solo con il passo avanti.
Il pugno del wing chun è il colpo tipico, alleniamolo, ma ci sono altri colpi, se bastasse andare avanti con il passo classico tirando raffiche di pugni non esisterebbero nemmeno altre discipline.

Ho provato sulla mia pelle i programmi di due differenti federazioni e ne ho potuti osservare altrettanti, siamo sempre li, secondo me questo non è un buon modo per allenare il wing chun, preferisco studiare in modo diverso, prima di tutto critico.
Osserviamo anche quello che succede nelle altre arti marziali, prendiamo spunto almeno concettualmente. E’ utile vedere come si comportano le altre discipline e avere una visione a 360 gradi.

L’entrata frontale con calcio e pugni concatenati (soluzione universale) la alleniamo anche noi, ma non è tutto.
Dov’è lo studio sulla gestione della distanza? Quando chiuderla, come chiuderla, come riprenderla, come gestire chi la chiude quando per noi è prematuro. Senza questo non c’è concezione di spazio e tempo, non c’è nessuna arte marziale e nessun wing chun. Non mi riferisco all’esercizio della “distanza magnetica”, ma ad uno studio molto più completo.
Come si costruisce la guardia? Bisogna imparare come deve essere la guardia se voglio tenerlo a distanza, come deve essere se voglio avvicinarlo, come coprire gli occhi, la gola, i genitali. I concetti di protezione base devono diventare istintivi.
Bisogna imparare a controllare il proprio equilibrio bilanciando il peso su entrambe le gambe, va bene il peso prevalentemente su quella posteriore tenendola in carica, ma non è funzionale stare dritti come manici di scopa con il peso totalmente dietro, se ti spingono cadi e basta.
Gli elementi di boxe base, schivare e intercettare, muovere correttamente tutto il busto sono fondamentali per i momenti critici e caotici.
La gestione della pressione per prendere contatto, lasciare il contatto, recuperare il contatto con un avversario non accondiscendente, è da allenare davvero molto, non basta il chisao dove facciamo rollare le braccia.
Studio sulle situazioni con più avversari, come gestire i movimenti, come cambia la guardia, abituarsi agli ostacoli, cosa succede quando passo in mezzo a più aggressori?

Questi sono elementi comuni a tutte le arti marziali e non solamente al wing chun, senza dei quali non c’è né combattimento e né difesa personale, poi ci mettiamo tutta la tecnica che vogliamo, ma fatta sullo studio di questi concetti fondamentali.

Il wing chun è un insieme di principi che vanno interpretati, questo è il bello delle arti marziali, però conviene essere un po’ critici e soprattutto provare le cose che studiamo. Funzionano? si, perchè? no, perchè?
E poi fare sparring, tanto sparring, perché è l’unico modo in sicurezza per sbloccare determinati processi nel nostro corpo e nella nostra mente, se no sapremo fare chisao e latsao, non wing chun.

Secondo me per imparare bene il wing chun bisogna fare così, e noi a Torino ci alleniamo in questo modo, il programma è sempre in continua evoluzione e cerchiamo di migliorarlo sempre… poi ognuno è libero di fare passo e pugni a catena se crede che siano sufficienti.

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Giovanni Bianco

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