La Teoria e la Pratica nelle Arti Marziali

Quanto riusciamo ad applicare di tutto quello che studiamo?


Studiare le Arti Marziali non è per nulla facile.
A differenza di uno sport, dove ci si mette in gioco continuamente e dove ci si "sperimenta", chi studia le Arti Marziali spesso non lo fa o non lo può fare. Molti usano questo stato come una comoda scusa per mantenere celate le loro capacità (o non capacità) e per paura di fare una brutta figura, ma noi oggi non parleremo di questi.

La differenza tra le Arti Marziali e gli Sport da Combattimento è un abisso!
Senza dilungarci troppo se prendiamo la definizione di sport da Wikipedia riusciamo a capire meglio:

Lo sport è l'insieme di quelle attività, fisiche e mentali, compiute al fine di intrattenere chi le pratica o anche chi ne è spettatore.

Normalmente un contesto sportivo è riconoscibile da alcuni fattori:
1) un regolamento che limita i praticanti a determinate azioni
2) un luogo concordato con caratteristiche prestabilite

Il punto 1 ci garantisce (senza contare i casi singoli) un comportamento corretto e il punto 2 ci garantisce una situazione in linea con le previsioni (non effetto sorpresa).

Nelle Arti Marziali, allenate per la Difesa Personale, spesso i punti da colpire e il modo in cui li si colpisce e le tecniche eseguite sono tali da rendere inoffensivo l'aggressore e quasi sempre andrebbero contro un qualsiasi regolamento sportivo perchè i due fini sono totalmente diversi.

Faccio un esempio al limite che può sembrare stupido ma che serve a spiegare bene il problema.

Se io pingopallino alto un metro, pratico il mio stile che punta tutto sull'esecuzione di 3 tecniche adeguate al mio fisico che consistono nel colpire esclusivamente gli occhi dell'aggressore, come posso poi provare e testare il mio stile contro qualunque altro per verificarne l'efficacia senza far male al mio compagno di allenamento?
Devo darmi delle regole! e dandomi delle regole inevitabilmente andrò a cambiare l'esecuzione di quelle 3 tecniche e quindi potrò simulare la realtà ma non potrò mai provare e allenare quelle 3 tecniche realmente.
Quindi inventerò una serie di esercizi tali da farmi allenare nel modo più realistico possibile.

Questo NON è praticare Arti Marziali ma l'esempio si avvicina alle applicazioni concrete delle Arti Marziali, ovvero l'esecuzione di tecniche per scopi difensivi che hanno come fine quello di rendere inoffensivo l'avversario colpendolo nei suoi punti deboli.
Ecco che quindi la maggior parte dei praticanti si rende conto che non può provare realmente le tecniche che impara! Il problema sorge successivamente.

Dopo del tempo (un mese, un anno, dieci anni), il praticante crede di saper fare determinate cose ma non le ha mai provate realmente, crede di saper gestire determinate situazioni ma non le ha mai gestite realmente e questa sua sicurezza può anche rischiare di cacciarlo nei guai.
Quindi?

Quindi anche se non si può simulare la realtà totalmente, anche se la pratica che si può fare è totalmente irreale rimane comunque FONDAMENTALE cimentarsi per verificare per quanto possibile cosa siamo in grado di fare e cosa no!
L'importante è avere coscienza del fatto che quello che stiamo provando e simulando è appunto solo una simulazione della realtà che però ci è utile a capire alcune nostre lacune e ci da la possibilità di lavorarci sopra.

Quindi la Teoria e la Pratica devono andare necessariamente di pari passo perchè se ho provato quello che ho studiato quando lo studierò di nuovo lo farò con una concezione differente.
Studio una tecnica a vuoto, poi la provo con il compagno, poi la ristudio a vuoto con una concezione diversa perchè l'ho provata e ho già capito meglio come muovermi, poi la riprovo con il compagno non collaborativo, a quel punto la ristudio con una concezione ancora differente, poi la provo in un contesto totalmente casuale (sparring ad esempio) e successivamente la ristudierò ancora a vuoto con una concezione ancora differente.
Questo vale per una tecnica come per qualsiasi altra cosa, un passo, un'uscita, un'entrata, la gestione delle pressioni, una presa, una proiezione, la propria struttura, la gestione delle energie, l'assorbimento, ecc ecc ecc ecc ecc!

Buon allenamento!!!

Giovanni Bianco

Giovanni Bianco

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Commenti (2)

  • Fabiodidoz

    Fabiodidoz

    19 Aprile 2014 at 20:04 | #

    La realtà è spesso lontana da quello che è la palestra, teoricamente un mondo perfetto dove il malcapitato a cui ho "pestato un piede" non se la prende e accetta le scuse di un compagno di allenamento. L'esercizio con i compagni è importante, il perfezionamento personale e collettivo dei gruppi è fondamentale. Solo da un allenamento provato, sperimentato, assimilato, quindi corretto da un'attenta mente (la propria), si può mettere in pratica quello imparato in situazioni di pericolo. Quindi marcherei questo pensiero: Studio una tecnica a vuoto, poi la provo con il compagno, poi la ristudio a vuoto con una concezione diversa perchè l'ho provata e ho già capito meglio come muovermi, poi la riprovo con il compagno non collaborativo, a quel punto la ristudio con una concezione ancora differente, poi la provo in un contesto totalmente casuale (sparring ad esempio) e successivamente la ristudierò ancora a vuoto con una concezione ancora differente. Fabio/Dido

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  • IvanFu

    IvanFu

    19 Aprile 2014 at 20:05 | #

    non si potrà mai simulare la realtà se non praticando combattimenti clandestini... ...quindi tutto ciò che facciamo per imparare la nostra cara e amata AM è sport. Come sottolinea Fabio non ci resta che cercare, con il nostro training,di avvicinarci il più possibile alla realtà.Anche il momento agonistico aiuta a comprendere alcuni lati oscuri quale anche lo stress emotivo a presto Ivan il Vercellese

    Rispondi

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Giovanni Bianco

Arti Marziali e Difesa Personale
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